Lo scandalo dell’Archivio Progetti a Roma

da Segreteria Presidenza / 20 maggio 2019 News
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A cosa serve fare un accesso agli atti presso il Comune?

Per tante cose: a una CTU, a una verifica di quanto regolarmente licenziato, a una dichiarazione asseverata della rispondenza dello stato dei luoghi a quanto regolarmente concesso, ecc.

Ecco quindi la necessità di fare accesso agli atti.

Che si paga preventivamente, è bene dirlo. Senza la certezza del risultato. Anche questo è bene dirlo, anzi sottolinearlo. Del resto tant’è….la ricerca si paga. Lo sforzo dell’impiegato di andare a pescare nel mucchio di quanto spessissimo è fuori posto, va compensato. Se poi non si trova, con chi andarcela a prendere?

Che a Roma la situazione dell’Archivio Progetti presso il IX Dipartimento (ex XV Ripartizione) sia davvero scandalosa non è un segreto per nessuno.

Chi non ha mai avuto la ventura di passare per le forche caudine della ricerca – spesso vana – di un progetto, di una licenza, di una concessione alzi la mano.

Ciò che in altri Comuni è cosa semplice o quasi, a Roma diventa una calamità.

Addirittura è di questi giorni una interessante discussione posta da qualcuno su un social cioè nella pagina Ordine degli Architetti di Facebook  circa i tempi di attesa a Milano per un accesso agli atti. Succede che a Milano i tempi di attesa sono lunghi: da tre mesi a sei e forse anche di più senza la certezza del risultato positivo.

Ecco, dirà qualcuno: mal comune mezzo gaudio. E no, non è così. C’è una legge, precisamente la 241/90 che prevede 30 giorni per la risposta. Ma la legge – qualunque essa sia – che a noi tecnici si chiede di osservarla, viene invece puntualmente disattesa dalla PA.

E nessuno fa una piega. C’è solo rassegnazione da una parte e furia dall’altra. Ma va bene così. Nessuno alza paglia.

Forse questa potrebbe davvero essere una battaglia dei nostri Ordini? O gli Ordini si debbono sempre trincerare dietro “la tutela della collettività”? Ma anche noi siamo collettività, ogni tanto. E quindi?

Riportiamo un esempio personale: quello di chi scrive.

Il 24 gennaio viene fatta una richiesta di poter visionare una licenza edilizia. Si paga il dovuto, per l’esattezza Euro 31,80 + Euro 1,65.

Si protocolla e via. Si attende.

Il 4 maggio arriva la risposta: il fascicolo è stato trovato, è pronto per essere visionato. Basta prendere appuntamento.

 

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Come si vede dal raffronto, ecco la prima possibilità: il 5 agosto!

Facciamoci due conti:

  • 24 gennaio protocollo della richiesta e contestuale pagamento dei diritti di ricerca.
  • 5 maggio risposta positiva di Roma Capitale – SIPRE.
  • 5 agosto prima possibilità di appuntamento.

Adesso, ma davvero noi vogliamo pensare che il fascicolo ci possa essere ancora utile dopo ben sette mesi e mezzo?

Nel caso di una CTU, cosa andiamo a raccontare al Giudice e alle Parti che nel frattempo non sapranno nei tempi dovuti se per l’immobile sia possibile “sanare” un abuso o se l’immobile sia regolare o abbia regolari pertinenze e confini? Nel caso di una compravendita, di una nuova richiesta di titolo autorizzativo, cosa raccontiamo al cliente, che nel frattempo vede andare in fumo la vendita o l’acquisto o il nuovo progetto?

Ecco, tutte queste domande potrebbero essere oggetto di intervento da parte di Ordini o Collegi per riportare legalità nella PA?

Oppure, come costumanza in Italia, dobbiamo ancora rivolgerci all’amico (per chi ce l’ha) che lavora all’interno della PA e in maniera fraudolenta ottenere nei tempi dovuti quanto ci è dovuto nei tempi dovuti, ma non ci viene dato?

(Foto di copertina: Archivio progetti – Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica – Roma Capitale SIPRE)