La sicurezza sul lavoro? Una chimera.

da Segreteria Presidenza / 20 giugno 2019 News
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La chimera, con le sue strane fattezze, personificava qualcosa di molto lontano dalla realtà; era infatti un miscuglio eterogeneo di elementi che in natura non avrebbero mai potuto essere legati fra loro (leone, capra, serpente).

Per questo motivo, nel linguaggio moderno, il termine “chimera” viene utilizzato per designare un’utopia, ovvero qualcosa di irrealizzabile.
Inseguire una chimera vuol dire rincorrere qualcosa che non potrà mai diventare realtà, un’illusione, una vana fantasticheria.

E’ proprio questo che infatti accade di pensare riguardo la sicurezza sul lavoro.

Sì, l’argomento può essere definito come “trito e ritrito”, ma chi lo definisce così è perché oramai si è abituato alla tragedia. Perché accade anche questo: al dolore, alla morte, alle tragedie, si fa l’abitudine..

Di ieri 19 giugno la notizia di un incidente avvenuto a Terni presso delle Fonderie: un operaio caduto dall’alto e che versa in gravissime condizioni.

Non siamo tanto lontani dalla stima fatta da Maurizio Landini Segretario generale CGIL il 1° Maggio, quella secondo cui ogni giorno ci sono 2,5 incidenti mortali sul lavoro al giorno. C’è chi contesta questo dato conteggiandone 2,4. A costoro, che contestano anche a Landini la considerazione su una prossima “esplosione” di questi incidenti, andando a rivedere i dati negli ultimi decenni (Il 1963 contiene il dato peggiore delle serie storiche: allora le morti denunciate erano state 4.644, cioè quasi 13 al giorno. Un dato oltre quattro volte maggiore rispetto a quello del 2018 – Fonte: agi FACT-CHECHING), vogliamo dire solo una cosa: perché non riportare anche contestualmente i dati sul lavoro nero? Perché non si sapevano? O forse si sapevano/intuivano ma il fenomeno non era così massiccio?

Perché non dire che in quegli anni, ’60, ’70 e anche buona parte di tutti gli anni ’80 non si verificava un così vasto affidamento di lavori a operai non italiani? Perché non erano così tanti? E dunque a morire erano solo italiani censiti allora.

Perché non dire che quegli anni, ’60, ’70 e anche buona parte di tutti gli anni ’80 la sicurezza non era così normata come lo è stata successivamente in maniera così pedestre?

Perché non si dice che la produzione è in calo del 2,6% rispetto allo scorso anno ed il settore edile è il più colpito?

A costoro vogliamo dire una cosa: tra 2,5 incidenti mortali denunciati da Landini e 2,4 di chi contesta non c’è alcuna differenza. Oggi la quota di morti al giorno dovrebbe essere pari a zero o quasi.

Punto.

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Dunque: tante leggi, fiumi di parole, sentenze, sforzi economici e non solo e a che punto siamo oggi a dieci anni compiuti ad aprile dall’ultimo baluardo dell’osservanza di questa chimerica sicurezza, il D.Lgs. 81/2008? Esattamente come 50 anni fa. Forse ancora peggio se possibile, perché in 50 anni forse qualcuno pensava di essere più preparato, più coinvolto, più consapevole.

Invece i fatti – e quelli contano – ci dicono assolutamente il contrario.

Si dovrebbe iniziare a chiamare queste morti non bianche bensì nere, perché è questo che ancora oggi accade: operai in nero, lavoro in nero, incarichi in nero.

Il tutto nella totale assenza/indifferenza delle Istituzioni.

Su Il Fatto Quotidiano del 28 aprile scorso leggiamo: “Dall’inizio dell’anno i decessi sono stati 200. A livello normativo a che punto siamo? Ad oggi ciò che è stato fatto rispetto al Testo Unico 81/2008 al più è stato aumentare alcune sanzioni per il contrasto al lavoro nero, a quello somministrato e sul potere di controllo delegato alle Prefetture. Niente è stato investito, ad esempio, sulla formazione certificata in azienda. In un recente rapporto del Cnel (Consiglio nazionale dell’economia del lavoro) è stato evidenziato come il tasso di irregolarità nelle aziende sia aumentato di oltre il 3% nel solo ultimo anno. Il nero avanza, e pure il grigio”.

Il grado di attenzione rispetto ai decessi sui luoghi di lavoro? Un esempio banale: nonostante il nero dell’irregolarità in cui avvengono, si continua senza alcun dubbio nell’utilizzo della dicitura “morti bianche”.

Al 13 gennaio, su VicenzaPiù leggiamo: già 15 i morti da inizio anno. Già 15 i morti in tredici giorni. Precisando : non ostante le feste comandate…

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Dunque un bilancio si può fare ed è quello che porta ad un solo risultato: FALLIMENTO.

Non ostante tutti i nostri sforzi di tecnici responsabili. Siamo soli, lo siamo sempre stati.