Il radon: pericolo occulto ( e spesso sottovalutato)

da Segreteria Presidenza / 4 luglio 2019 News
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L’immagine di copertina (Fonte: La Stampa) parla da sola.

Già nel 2012 la testata giornalistica aveva sensibilizzato i propri lettori a questo problema. Sconosciuto ai più, oggi finalmente l’argomento viene iniziato a trattare dai Privati con la dovuta considerazione.

Il Radon è un gas radioattivo incolore, inodore e insapore. Per questo pericolosissimo. È generato dal decadimento del radio, cioè dal processo per cui una sostanza radioattiva si trasforma spontaneamente in un’altra sostanza, emettendo radiazioni. E’ un gas naturale e, almeno per questa volta, non è un prodotto industriale.

Essendo un gas, il radon fuoriesce dalle porosità e dalle crepe del terreno e da alcuni materiali da costruzione e, in misura generalmente minore, dall’acqua; mentre si disperde rapidamente in atmosfera, si accumula facilmente negli ambienti chiusi. Il radon può penetrare nelle abitazioni attraverso fessure, giunti di connessione, canalizzazioni degli impianti idraulici, elettrici e di scarico. Oppure può essere presente in alcuni materiali da costruzione, come cementi, laterizi, graniti o tufi.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, o WHO) lo ha inserito insieme al fumo di sigaretta e l’amianto tra le cause numero 1 di cancro. In Italia il gas Radon è considerato la seconda causa di morte per cancro ai polmoni.

Le concentrazioni di Radon nell’ambiente e nelle abitazioni si misurano in Becquerel per metro cubo (Bq/mc). E, in Europa, i limiti di concentrazione media annua nelle abitazioni è fissato in 400 Bq/mc per le abitazioni costruite prima del 1990; e in 200 Bq/mc per quella posteriori.

Dall’immagine di copertina si vede come la Lombardia e il Lazio sino molto vicini a questa soglia del limite massimo di 200 Bq/mc. Seguono in pole position la Campania, il Friuli-Venezia Giulia, il Piemonte, la Toscana, la Valle d’Aosta, il Veneto.

Essendo un gas che proviene dal sottosuolo, nelle costruzioni la concentrazione è massima nei piani interrati, seminterrati o terra. Man mano che si sale decresce ovviamente. Non solo: il suo peso specifico rispetto ad altri gas è superiore e quindi tende a permanere nei livelli più bassi degli edifici.

Entra nelle abitazioni attraverso i materiali porosi, trasportato dall’acqua. È risaputo che vi sia una relazione importante con le abitazioni afflitte da problemi di umidità.

C’è quindi un legame strettissimo con il fattore di umidità. Qui si può già anticipare una mezza soluzione del problema. Per evitare il suo arrivo, è opportuno mantenere una casa più isolata dal terreno, eliminare i problemi di umidità. Sapevamo che gli ambienti umidi erano malsani per via delle muffe ed il loro seguito; non sapevamo fino ad ora quanto fossero anche pericolosi.

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E’ più pericoloso nelle abitazioni che nei luoghi di lavoro perché di fatto nei luoghi di lavoro è minore la durata della permanenza. Al contrario in casa si è più esposti.

Cosa dice la normativa italiana, ma soprattutto: fissa dei limiti di attenzione? Purtroppo in Italia il problema è davvero sottovalutato. L’attuale normativa italiana (Decreto Legislativo 26/05/00, n. 241) ha stabilito una soglia per l’esposizione solo negli ambienti di lavoro, di 500 Becquerel per metro cubo.

Dopo di questo Decreto: nulla.

E’ del 2002 un fascicolo dell’ISPESL di ben 72 pagine: Il Radon in Italia – Guida per il cittadino.

Una Guida per il cittadino stiamo dicendo? Come al solito si rimanda al Faidate tanto gradito in Italia.

Ma una Guida con Norme costruttive inderogabili, un Decreto legge o una specifica legge con direttive, tempistica e sanzioni quando?

Il Gruppo di lavoro elabora una sostanziosa Guida per il Cittadino, ma forse non sarebbe stato più importante presentare una mozione in Parlamento con una proposta seria di legge aggiornata?

Possiamo dire tranquillamente che neanche se ne parla.

Forse ora se ne inizia ad avere qualche accenno.

Per quanto riguarda le abitazioni, vediamo, non esiste in Italia una normativa specifica, ma una raccomandazione della Comunità Europea (Raccomandazione CEC 90/143) indica i valori di 400 e 200 Bequerel per metro cubo come livelli, rispettivamente per le abitazioni già esistenti e per quelle di nuova costruzione, oltre i quali si suggerisce di intraprendere azioni di rimedio.

In realtà, il pericolo per la salute dell’uomo viene non tanto dal radon in sé, ma dai suoi prodotti di decadimento che, essendo elettricamente carichi, si attaccano al particolato dell’aria e penetrano nel nostro organismo tramite le vie respiratorie. Quando questi elementi “figli” si attaccano alla superficie dei tessuti polmonari, continuano a decadere e a emettere particelle alfa che possono danneggiare in modo diretto o indiretto il Dna delle cellule. Se il danno non è riparato correttamente dagli appositi meccanismi cellulari, può evolversi dando origine a un processo cancerogeno.

Una delle soluzioni pertanto rimane informarsi se nella propria zona di residenza – e in particolare nella propria casa – vi è la presenza di gas Radon e, nel caso, prendere provvedimenti: per esempio, installare dei rilevatori e misuratori. Se, a seguito dei controlli, la presenza del gas si rivelasse troppo elevata, spesso non rimane alternativa che cambiare abitazione – se si vuole proteggere la propria salute.

Anche se non è possibile eliminare del tutto il radon dagli ambienti in cui si vive, ci sono diversi modi (con diversa efficacia) per ridurne la concentrazione nei luoghi chiusi, tra cui:

 – depressurizzare il suolo, realizzando sotto o accanto la superficie dell’edificio un pozzetto per la raccolta del radon, collegato a un ventilatore. In questo modo, si crea una depressione che raccoglie il gas e lo espelle nell’aria esterna all’edificio
- pressurizzazione dell’edificio: aumentando la pressione interna, si può contrastare la risalita del radon dal suolo.
- migliorare la ventilazione dell’edificio
 Fondamentale è, poi, fare in modo che per le nuove costruzioni si adottino criteri anti-radon, come sigillare le possibili vie di ingresso dal suolo, predisporre un vespaio di adeguate caratteristiche cui poter facilmente applicare, se necessario, una piccola pompa aspirante ecc.
Prendiamo coscienza del problema, pubblicizziamolo con chi ancora ne è all’oscuro, cerchiamo di fare da soli ciò che lo Stato non fa per tutelare la salute dei propri cittadini.
Raccomandazione 90/143/Euratom del 21 febbraio 1990 sulla tutela della popolazione contro l’esposizione al radon in ambienti chiusi.
Decreto Legislativo 26 maggio 2000, n. 241. Attuazione della direttiva 96/29/EURATOM in materia di protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori contro i rischi derivanti dalle radiazioni ionizzanti. Gazzetta Ufficiale del 31 agosto 2000 n. 203 – Supplemento Ordinario n. 140.
 

(Fonti: La Stampa; ARPAV – Agenzia Regionale per la Prevenzione e la Protezione Ambientale del Veneto; MURPROTEC; RLS – Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza, Università degli Studi di Padova)