Museo Boncompagni Ludovisi a Roma

da Segreteria Presidenza / 29 luglio 2019 News
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In Via Boncompagni al numero civico 18 c’è un palazzetto dove l’entrata è libera sempre e al cui interno ci sono tanti piccoli tesori che si rinnovano periodicamente. Infatti è un Museo delle Arti decorative, intese in senso davvero lato.

L’edificio in stile Eclettico, risale agli inizi del XX secolo, fu donato dalla principessa Blanceflor de Bildt Boncompagni allo Stato italiano, perché lo mantenesse e lo usasse “esclusivamente per scopi artistico-culturali di pubblica utilità”.
Donato nel 1972, con disposizione testamentaria, aperto al pubblico nel 1995, oggi gestito dal Polo Museale del Lazio.

Chi è di Roma sa bene la storia della zona. Ma noi vogliamo raccontarla a chi di Roma non è.

Villa Ludovisi era una delle tante splendide Ville romane, forse la più bella. E’ stata tanto decantata da poeti quali Goethe, Elliot, Gogol, Stendhal, D’Annunzio, tutti estasiati dalla bellezza e dalla vastità dei giardini della villa. Villa Ludovisi occupava un’area di oltre 30 ettari, dalla porta Salaria alla Porta Pinciana, e da qui fino ai confini dei conventi di S. Isidoro e dei Cappuccini. Il primo importante nucleo della villa si venne a formare nel 1621 con l’acquisto, da parte del cardinale Ludovico Ludovisi, della cosiddetta vigna Del Nero, che comprendeva anche il cinquecentesco Casino Del Monte (detto in seguito dell’Aurora), dal nome del proprietario, il cardinale Francesco Del Monte, che lo acquistò nel 1595. Nel 1622 il cardinale Ludovisi acquistò la proprietà Orsini, utilizzando l’antico “Palazzo Grande” come residenza principale e commissionandone il restauro al Domenichino; seguirono poi le acquisizioni delle vigne Cavalcanti, Capponi ed Altieri.

Dalla meravigliosa pianta del Falda vediamo l’estensione e la ricchezza di scenari che possiamo solo immaginare avesse.

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Oggi rimane della originaria Villa Ludovisi solo il Casino dell’Aurora.

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I primi anni del XIX secolo videro l’abbandono della villa, che fu di nuovo abitata dopo il 1815, anno in cui Luigi Boncompagni-Ludovisi acquistò anche le confinanti proprietà Belloni e Borioni. La configurazione dei giardino seicentesco, opera del famoso architetto francese Lenotre, era caratterizzato da viali che lo percorrevano in senso ortogonale e le vie odierne ripercorrono ancora, con sufficiente approssimazione, gli antichi viali: al centro correva la “strada Ursina”, corrispondente alle attuali via degli Artisti e via Liguria, la “strada ferrea” attraversava invece la proprietà trasversalmente e corrisponde all’attuale via di S.Isidoro, mentre altri accessi corrispondevano alle attuali via Cadore ed alla gradinata che scende verso Via Veneto.

Tutto il terreno della villa fu sacrificato dai Boncompagni-Ludovisi, allettati dalla speculazione edilizia: nel 1883 la proprietà fu lottizzata per una superficie di 200.000 mq su un totale di 247.000 mq. Nel maggio 1885 vennero iniziati i lavori di rimozione degli arredi della villa e fu aperto il tracciato di strade: tutto fu distrutto, statue, alberi, edifici, solo il Casino dell’Aurora fu isolato e salvato.

Qui sono sorti Palazzi di assicurazioni, l’Ambasciata americana, palazzi di abitazione. Tutto è stato venduto, pianificato, lottizzato e di nuovo venduto a prezzi inimmaginabili. E a danno di uno splendore indicibile.

Oggi, precisamente dal dicembre 2014 è entrato a far parte con altri 43 musei del Polo Museale del Lazio.

Cosa troviamo al suo interno?

Una visita merita davvero.

Una stanza interamente dedicata allo straordinario artista di nicchia Galileo Chini.

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In un’altra stanza convivono in maniera affascinante: Le Corbusier, Antonio Donghi, i vestiti da sera di Palma Bucarelli.

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In un’altra stanza ancora la splendida culla dei principi reali di Casa Savoia di Giulio Monteverde del 1901.

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E poi bozzetti della sartoria delle Sorelle Fontana, foto di Gassman dal sarto, oggetti di modista per uomo e per donna: gusto raffinato ed oggi davvero sconosciuto. E ancora Balla, Boccioni, un primissimo e quasi irriconoscibile De Chirico…

Il ritratto della bellissima Blanceflor de Bildt Boncompagni alle cui spalle gli affreschi ci fanno immergere nei viali della Villa che fu. E della quale – grazie davvero grazie alla speculazione edilizia e alla fame di soldi che tutto muove e tutto spinge – oggi non abbiamo più contezza.

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Per ultimo, ma non davvero ultimo: Duilio Cambellotti con una delle sue più belle vetrate.

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Parigi val bene una Messa …ma anche il Museo Boncompagni Ludovisi val bene una visita…

A fare da guida volontari del Touring Club Italia, ad entrare romani e turisti ignari di tanta ricchezza.

(Fonti: Esploraroma; Romasegreta; foto di Esploraroma, Romasegreta e personali)